Bosco
Il panorama è stupendo: in lontananza le chiassose marine del Golfo di Policastro, lungo il suo perimetro verdi colline, nei dintorni silenzio e tranquillità. Non c’è storia che si possa raccontare se non si percorrono i suoi vicoli; Bosco parla di sé attraverso le sue strade, i suoi portali, i suoi archi, le sue scalinate, le sue maioliche. Reca i segni di una storia crudele e spietata che gli tolse tutto riducendolo in cenere. Così come lo stesso nome lascia intendere Bosco, sin dai tempi remoti, godeva di un consistente patrimonio boschivo, rifugio perfetto per i perseguitati politici, per i profughi intimoriti dalle incursioni di barbari e pirati, per quegli abitanti di Policastro che, nei secoli X ed XI, in seguito alle scorrerie dei saraceni ed all’invasione di Roberto il Guiscardo, furono costretti a lasciare la loro terra.
Bosco non è stato l’unico nome attribuito al villaggio. Esso fu chiamato Villa S. Pietro, quando nel secolo XVI Pio IV lo unì in commenda al Capitolo di S. Pietro Apostolo in Vaticano e in seguito Borgo di S. Giovanni a Piro, quando quest’ultimo lo accolse morente dopo i violenti moti Cilentani.
COSE DA VEDERE
L'Abbazia di San Nicola
Vigile custode del paese, l'edificio sacro eleva la sua mole su una roccia. Si trova alla fine della via di S.Nicola, fra due piazzette, l'una, sempre esistita, delimitata dal muro della Congregazione, l'altra, creata per soppressione della navata destra e per la demolizione delle antichissime fabbriche del palazzo Abbaziale, trasformata in un grandioso belvedere che guarda il golfo di Policastro. Il titolo di S. Nicola di Bari fu attribuito all’Abbazia dagli stessi monaci fondatori, che erano devoti del grande taumaturgo dell’Oriente, e non fu mai tolto o modificato. L’Abbazia di Bosco, eretta in stile semplice all’estremità orientale del paese, era collegata con altre quattro Badie confederate nei vicini casali della valle del Mingardo: S. Pietro di Licusati, S. Nazario di Cuccaro, S. Nicola di Centola e S. Cecilia di Eremiti. Altre Abbazie, pure a breve distanza, ma non confederate, erano: S. Cono di Camerata, S. Mercurio di Roccagloriosa e S. Giovanni Battista di S. Giovanni a Piro. Il più antico ricordo visibile dell'Abbazia di Bosco è conservato in due cimeli in pietra: il Battistero del 1545, costruito in selce grigia, alto mt. 1,25 con circonferenza di mt. 2,40 e l'Aquasantiera del 1650. L'Acquasantiera, alta mt. 1,00, con circonferenza di mt. 1,27 e diametro di mt. 0,80, ha la coppa decorata con bassorilievi raffiguranti un pesce acquatico e due ranocchi.
La Chiesa di San Rocco
E’ ubicata nella piazza omonima e non ha nessuna iscrizione che possa far conoscere la data di fondazione. Potrebbe essere stata eretta in tempo di peste, dopo il 1656, in quanto il culto di San Rocco era associato a quello di S. Rosalia alla quale, proprio in occasione della peste, a Lentiscosa, fu eretto un tempio votivo. Sappiamo che fu costruita per incarico del Comune e per circa trent’anni, in attesa dei lavori di restauro alla chiesa di San Nicola, è stata la chiesa madre del paese. Il corpo della cappella è lungo m.21,55, largo m.6,56 ed alto m. 7,41 e si conclude con un abside semicircolare con raggio di 5,55 m. Nel presbiterio si trovano due altari in marmo, uno rivolto al popolo, semplice, l’altro in marmi policromi sovrastato dalla statua di S.Rocco. La porta grande di accesso 3 x 1,54 è seguita da una bussola con colonne in muratura e porte lignee laterali, sopra alla quale si trova la cantoria munita di due harmonium a cui si accede per mezzo di una scala a chiocciola. A sinistra, all’inizio di via san Rocco è il campanile alto 18 metri a cui si accede dalla cantoria con due scale in legno.
Museo "Jose Ortega"
La piccola frazione cilentana, ai piedi del Bulgheria, ospitò per diversi anni l’allievo di Picasso, definito il pittore del mondo contadino. A Bosco Josè Ortega acquistò una casa che conserva tantissime opere della sua straordinaria produzione. A trent’anni dalla sua morte (l’artista spagnolo morì nel 1990 a Parigi) si è dato il via all’iniziativa tesa a salvaguardare la preziosa eredità pittorica lasciata da Ortega. Legato da affetto sincero a questa terra,Ortega ha voluto rievocare l'episodio della rivolta su mattonelle di ceramica, murate sulla parete di fondo di una piazzola presso la fontana del Sambuco (1980). Su un grande pannello, composto da 196 maioliche, dove viene, appunto, raffigurato l'incendio borbonico, si legge"Historia dipinta di Bosco Capoluogo per tre volte incendiata e distrutta dai borbonici che invano tentarono di distruggere con le case e le strade anche l'amore per la libertà 1828, perchè per tre volte Bosco risorse più fiera e più bella e nel verde di fronte al mare pronta a battersi per la libertà".
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