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Rutino è un paese del Parco nazionale del Parco del Cilento e Vallo di Diano posto a 371 metri sul livello del mare, sul versante destro della media valle dell'Alento, su uno sprone del poggio sulla cui cima si erge il poderoso castello di Rocca Cilento. La data di fondazione del paese non è nota. Il casale viene indicato per la prima volta col nome di Ruticinum (in locum Ruticini) in un documento del 954. In questo si parla della "Translatio" dei resti del corpo dell'apostolo San Matteo da Duoflumina (Casal Velino) a Caputaquis (Capaccio) e di qui a Salerno.
Il paese nel secolo XI era un casale della Baronia del Cilento, feudo della famiglia Sanseverino dal 1276. Venduto nel 1535 da Ferrante Sanseverino a Francesco de Rogerio, nel 1538 passò al figlio di quest'ultimo, Gian Lorenzo. In seguito appartenne a Giovanni Gomez unitamente al castello di Rocca, di cui seguì le vicende. Dal 1811 al 1860, con la denominazione Rotino, ha fatto parte del circondario di Torchiara, appartenente al Distretto di Vallo del Regno delle Due Sicilie. Dal 1860 al 1927, durante il Regno d'Italia ha fatto parte del mandamento di Torchiara, appartenente al Circondario di Vallo della Lucania. Durante la Seconda guerra mondiale il paese era occupato da truppe tedesche che erano accampate nel vecchio campo sportivo. Fino all'apertura della nuova strada provinciale 417, che parte da Agropoli e termina a Sapri, era un'importante tappa del percorso della strada statale 18 Tirrena Inferiore. Dopo la seconda guerra mondiale la frazione: Rutino Scalo disponeva di una Stazione Ferroviaria che è stata chiusa negli anni '90.

Di antico sanno alcuni caseggiati del centro storico che testimoniano ancora la vetustà del luogo: la Chiesa di San Michele Arcangelo, palazzo Lombardi, palazzo Lombardi–Rinaldi–Moschillo, palazzo Miglino già De Agostino, i palazzi Magnoni. Lungo la via Roma scopriamo "la Colombaia" di ottima fattura, per qualcuno di stile "arabesco", per chi scrive più liberty, simbolo del paese, con di fronte l'antico palazzo Cuoco. Percorrendo la via Dei Mille, presso il largo Guglielmo Marconi (i sabbiuoli), troviamo il Palazzo Verdoliva, poi proseguendo quello di Di Giulio-Oricchio oggi Ciardi-Casale, più su palazzo Melella nel passato Lombardi ed infine, forse il più antico di tutti questi, palazzo Magnoni, oggi Santangelo-Chirico-Rizzo, un tempo sede della Gendarmeria Borbonica. Osservando questi edifici si possono scoprire i segni delle vecchie culture artistico-architettoniche: dai portali e "caposcale" ai mascheroni, dagli stemmi in marmo alle opere in ferro battuto.

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