Novi Velia
Il centro di Novi Velia è ubicato su un colle coltivato a uliveti che si protende alle falde del Monte Sacro a dominare verso occidente sia i territori comunali di Vallo della Lucania, Pellare, Moio della Civitella e Cannalonga, sia la vallata attraversata dall'Alento e dai suoi affluenti, da cui anticamente giungevano insidiose incursioni e a controllo della quale nel Medioevo venne appunto costruito il Castrum de Valle Novi, l'odierna Castelnuovo Cilento. Il nome del paese, presente nel "Catalogus Baronum" semplicemente come Novi, derivato probabilmente dal latino novus, fu usato in questa forma sino al 1862, quando venne unito al determinativo Velia, nome di un antico insediamento sito lungo la costa del Cilento, i cui abitanti, messi in fuga dai Vandali, sarebbero appunto riparati nell'entroterra dove avrebbero dato vita a un "nuovo" villaggio. La prima notizia documentata dell'esistenza di Novi, però, si trova in un diploma del 1005 con cui il principe di Salerno Guaimario IV fa dono dei suoi possedimenti a Luca, abate del monastero di Santa Barbara, sito in territorio "de Nobe".
COSE DA VEDERE
Sacro monte - Santuario della Madonna di Novi Velia
Il santuario della "Madonna di Novi Velia", è posto in cima al monte Gelbison, a 1705 s.l.m. Sulle sue origini, che risalgono al 1323, si narra la leggenda secondo cui ogni volta che i lavori del tempio si interrompevano per qualche giorno, alla ripresa si trovavano distrutte le opere prima costruite. Finché una notte, agli operai, che erano saliti sul monte per cercare un agnello smarrito apparve la Vergine e disse che desiderava che la cappella fosse dedicata agli Angeli. I pellegrini, ogni anno, in estate, si recano in processione al santuario, portando un Gesù Bambino di cera. E' uno straordinario punto panoramico: dalla sua vetta di godono ampie vedute sulle valli ed i monti circostanti. Il nome del monte pervaso del culto alla divinità materna non evidenzia le molte valenze ambientali e naturalistiche. Gli estesi boschi che ricoprono completamente le pendici ospitano animali rari e preziosi come il lupo, la martora e il picchi nero. Le sue pendici sono rigate da corsi d'acqua cristallini e mille rivoli e cascate caratterizzano la zona dove rimangono visitabili vetusti mulini e frantoi.
Chiesa parrocchiale di Santa Maria dei Longobardi (o dei Lombardi)
Di origine medievale, rifatta in età barocca. Conserva una tavola, già attribuita ad Andrea da Salerno, ma ritenuta di un suo valido allievo, il polittico del 1540 di Giovan Filippo Criscuolo (Adorazione dei magi e santi) adorna il presbiterio. La statua lignea della Madonna del Monte sec. XVII, le vesti e il manto sono uno splendido esempio di estofado, dono dei valenzani al monastero di San Giorgio, qui traslata dopo l'abbandono della cappella palatina. Numerose statue e dipinti di varie epoche, veri capolavori provenienti anche da cappelle andate perdute come quella di San Nicola di Mira, statua lignea dorata (sec. XVI-XVII) dal rione Cafasso e Santa Margherita di Antiochia, stessa epoca, dal rione Barri. La tavola di Cristoforo Faffeo sec. XV con l'Adorazione del Bambino Gesù (Presepe).
Resti del castello longobardo-normanno
Con un torrione quadrato e cappella palatina di S. Giorgio
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